
ECONOMIA
Germania: modello in crisi?
28 giugno 2009
In questo post scritto per il blog dell'Istituto Bruno Leoni ho tentato di ragionare sulle misure che nel prossimo futuro il nuovo esecutivo sarà costretto a varare. Posto che manco la CDU/CSU sa bene quello che vuole (si veda il dibattito di questi giorni su un ulteriore aumento dell'IVA, sic!), è interessante chiedersi se sia opportuno o meno espandere ulteriormente la spesa e quindi il deficit o se non sia forse meglio anche in tempi di crisi rispettare i vincoli di bilancio, tagliando (aggiungo, brutalmente!) la spesa pubblica e allo stesso tempo le tasse. C'è chi obietta che, con la forte contrazione delle esportazioni, il taglio alle tasse sarebbe destinato a risolversi in una bolla di sapone. Tanto più che la propensione al risparmio delle famiglie tedesche è da alcuni anni in costante aumento, nonostante un indebitamento netto positivo; i minori prelievi non andrebbero ad aumentare la domanda aggregata, ma sarebbero verosimilmente indirizzati a ridurre ancora lo stock di debito ed ad accrescere il patrimonio netto. Il ragionamento è meccanicistico e prelude dunque alla "necessità" dell'intervento dello Stato. Non si sa bene con quali virtù taumaturgiche esso possa essere in grado di far ripartire la domanda interna, se è vero che come per le tasse, anche nel caso delle prestazioni sociali, sembra valere la teoria ricardiana dell'equivalenza... In merito attendiamo lumi. La crescita tedesca ripartirà quindi solo quando anche le economie importatrici dei beni ad alto valore aggiunto si riprenderanno. Cina ed Europa dell'Est in testa. Questo è poco ma sicuro.
La leva della spesa e la leva delle tasse sono allora destinate a non funzionare? Posto che non è affatto auspicabile azionare la prima, che va al contrario tenuta adeguatamente a freno (la spesa pubblica in Germania è aumentata in maniera vertiginosa nel corso dell'ultima legislatura), abbattere la tassazione sarà forse poco utile (in realtà non lo credo affatto), ma di certo restituirebbe il denaro che spetta ai legittimi proprietari. Ogni tanto bisognerebbe insomma ragionare anche in termini di giustizia, come spiega in questo recente post anche Carlo Lottieri. Per adesso l'FDP, anche se magari del tutto inconsapevolmente, lo sta facendo. Per cavalcare posizioni neo-interventiste bastano e avanzano Spd e Linke. Altrimenti rischieremmo di dover dire: con liberali così a che servono i progressisti?
(Qui il post su Chicago-Blog)