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La Germania vista dall'Italia
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ECONOMIA
Vacilla anche il gigante tedesco, azzoppato dai parenti poveri
11 agosto 2011

Fino a quando la Germania continuerà a paracadutare gli Stati periferici dell’Eurozona, travolti dalla crisi dei debiti sovrani? E’ questo l’interrogativo che angustia gran parte dell’opinione pubblica europea dopo che l’effetto tampone dovuto all’intervento della BCE sui titoli di stato italiani e spagnoli sta progressivamente venendo meno. Ieri lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è risalito sotto i 300 punti, poco più in basso quello tra Bonos e Bund. Finora Berlino, anche se a malincuore, ha miscelato rigore e solidarietà, allo stesso tempo però ha inviato segnali altamente contraddittori ai mercati.

In fin dei conti il rischio di proseguire sul crinale dell’incertezza è che, presto o tardi, anche la Germania venga risucchiata dalle tensioni dei mercati sul debito. Il campanello d’allarme è il raffreddamento dell’economia mondiale, sul quale il capo economista di Deutsche Bank Thomas Meyer ha per ora minimizzato. Fatto sta che anche in Germania si registra a giugno un lieve calo della produzione industriale e una brusca frenata delle esportazioni, principale motore dell’economia tedesca degli ultimi anni. I media tedeschi si mostrano preoccupati. Il quotidiano economico Handelsblatt si domanda: «Nel 2009 recessione, nel 2010 crescita, nel 2011 boom nonostante la crisi, ma che cosa ci aspetta nel 2012?». Intanto, mentre le sorti del debito americano sono appese ad un filo e anche la Francia è impegnata a scongiurare un downgrade del suo debito con l’approvazione di nuove misure anticrisi, anche l’indice DAX di Francoforte ha mostrato in settimana forti segnali di cedimento. Secondo l’economista di MPS Mario Seminerio «un singolo dato non indica un trend. D’altra parte ci sono rischi di rallentamento globale, di origine asiatica e soprattutto cinese, che potrebbero condizionare anche la manifattura tedesca, che ha una esposizione ormai molto significativa al mercato cinese». A confermare questi timori c’è la Bundesbank, stando alla quale nella seconda metà dell’anno la crescita tedesca non sarà paragonabile a quella registrata nella prima. Insomma, tra l’incubo di una nuova recessione da una parte e il dispendioso salvataggio dei PIIGS dall’altro, la signora Merkel e la sua malridotta coalizione non dormono affatto sonni tranquilli. In grave crisi di consenso, il Cancelliere e gli alleati liberali sembrano non sapere come muoversi per dare segnali chiari ad investitori disorientati ed insicuri. Ed è proprio questo immobilismo dell’esecutivo, mascherato da prudenza che irrita fortemente anche gli elettori. Se le elezioni federali si tenessero oggi la maggioranza dei tedeschi preferirebbe alla signora Merkel e alla sua politica dei “piccoli passi” sia l’ex candidato alla Cancelleria e Ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, sia il probabile candidato futuro della socialdemocrazia ed ex Ministro delle Finanze, Peer Steinbrück.

L’appuntamento decisivo per verificare la tenuta del gabinetto Merkel e, allo stesso tempo, per capire se Berlino continuerà ad ottemperare alle richieste di Bruxelles è calendarizzato per settembre. Dopo la pausa estiva, infatti, il Bundestag sarà chiamato a votare sull’ESM (European Stability Mechanism), il nuovo fondo salva-Stati che entrerà in vigore nel 2013, sostituendo l’attuale EFSF (European Financial Stability Facility). La disciplina della nuova istituzione, a capo della quale siederà il tedesco Klaus Regling, è stata preparata dal Consiglio Europeo dopo l’accordo dell’autunno scorso a Deauville tra il Cancelliere e il Presidente francese Sarkozy e dovrà ora essere approvata come una normale modifica ai Trattati. Alcuni deputati tedeschi paventano il rischio di un’unione fiscale e l’ulteriore cessione di sovranità a Bruxelles. Ecco perché promettono di dare battaglia. Tra di loro c’è anche Frank Schäffler, il parlamentare dell’FDP, che, secondo la stampa tedesca, avrebbe già riunito un piccolo drappello di ribelli interni alla maggioranza giallo-nera per affossare la legge. Ne bastano venti, spiegava Der Spiegel qualche tempo fa. Se il Bundestag dovesse bocciare il fondo, si aprirebbe con ogni probabilità una crisi di governo. Lo zelo europeista del Cancelliere e della Germania ne sarebbero irrimediabilmente compromessi.

Da Il Riformista

ECONOMIA
La Germania rigorista ora riesce pure ad abbassare le tasse
4 luglio 2011

Rigore sui conti pubblici e alleggerimento del carico fiscale per i cittadini possono coesistere. Ma solo in Germania, per ora. Dal 2013, infatti, a Berlino il taglio delle imposte ci sarà, e avverrà contestualmente alla riduzione del deficit pubblico. Questa l’intesa di massima raggiunta a inizio settimana tra il presidente della Cdu, Angela Merkel, della Csu bavarese, Horst Seehofer e dell’Fdp, Philipp Rösler. Mentre in Italia la riforma tributaria è finita in un disegno di legge delega da dettagliare nei prossimi mesi, e comunque non comporterà una riduzione della pressione complessiva, la Cancelliera Merkel è riuscita a convincere il rigorista Wolfgang Schäuble, omologo tedesco del nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il disegno di rimodulazione delle aliquote verrà definito soltanto dopo la pausa estiva. Fin d’ora, però, circolano indiscrezioni sui punti qualificanti di questa manovra fiscale: sgravio per i redditi medi e bassi, alleggerimento del fiscal drag e abbassamento dei contributi di previdenza sociale pagati a metà da lavoratore e datore di lavoro. Per Rolf Peffekoven, ex consigliere economico dell’esecutivo dal 1991 al 2001, “è ora di restituire i soldi ai cittadini e non di sperperarli per nuovi sussidi o sovvenzioni”. Dopo anni di veti e incertezze sembra così arrivata l’ora fatidica di “lasciare più denaro nelle tasche dei cittadini”, per usare l’espressione cara agli esponenti liberali dell’Fdp. (Continua su Il Foglio)




permalink | inviato da Germanynews il 4/7/2011 alle 21:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
Così in Germania si replica la battaglia fiscale italiana
29 giugno 2011

Lasciatasi alle spalle le secche della crisi, l’economia tedesca torna a volare. E con essa volano anche le entrate tributarie e si riduce il deficit. Stando alle ultime previsioni del ministero delle Finanze, nel 2011 l’erario dovrebbe incassare circa 25 miliardi in più rispetto al 2010. A ormai quasi due anni dall’insediamento al governo della coalizione giallo-nera tra cristianodemocratici e liberali, il momento sembra insomma propizio per quella riforma fiscale che, proprio come in Italia, da tempo viene annunciata con entusiasmo, ma sistematicamente finisce nel dimenticatoio (Continua su Il Foglio)




permalink | inviato da Germanynews il 29/6/2011 alle 20:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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